Non rischiare di perdere ulteriori soldi dall’Assegno Unico, questo è il dettaglio importante da verificare per non avere più brutte sorprese: ecco di cosa si tratta.
L’Assegno Unico Universale è oggi uno degli strumenti principali di sostegno economico alle famiglie con figli a carico in Italia. Introdotto nel 2022, questo contributo mensile viene erogato dall’INPS e ha l’obiettivo di aiutare i nuclei familiari nelle spese legate alla crescita dei figli. L’importo non è uguale per tutti: varia infatti in base all’ISEE del nucleo familiare e ad alcune condizioni specifiche, come il numero dei figli o la presenza di disabilità.

In generale, più basso è l’ISEE, maggiore sarà la somma riconosciuta ogni mese. Senza un ISEE aggiornato, invece, l’INPS eroga automaticamente l’importo minimo previsto. L’assegno spetta per ogni figlio minorenne a carico e, in alcuni casi, anche per i figli fino a 21 anni. Ad esempio quando frequentano un corso di studi o di formazione, svolgono un tirocinio con reddito limitato, sono registrati come disoccupati in cerca di lavoro oppure partecipano al servizio civile universale. Per i figli con disabilità, invece, non esiste alcun limite di età.
Assegno Unico, se non controlli questo dettaglio rischi di perdere soldi ogni mese
Quello che molte famiglie non sanno è che l’importo dell’Assegno Unico può aumentare grazie a diverse maggiorazioni previste dalla normativa. Una delle più interessanti riguarda le coppie in cui entrambi i genitori hanno un reddito da lavoro. La legge prevede infatti un incremento dell’assegno quando sia il padre sia la madre risultano lavoratori.

Non è necessario che lavorino a tempo pieno né che guadagnino cifre elevate: ciò che conta è che il reddito derivi effettivamente da un’attività lavorativa, sia essa dipendente, autonoma o d’impresa. In questo caso entra in gioco la cosiddetta “maggiorazione per il secondo percettore di reddito”. Il valore dell’aumento dipende sempre dall’ISEE. Per i nuclei familiari con ISEE fino a circa 17.500 euro, la maggiorazione può arrivare fino a 34,90 euro al mese per ogni figlio. Su base annua significa fino a circa 418 euro in più. L’importo poi diminuisce progressivamente con l’aumentare dell’ISEE fino ad azzerarsi oltre i 46.000 euro circa.
C’è però un dettaglio che spesso fa perdere soldi alle famiglie: la disoccupazione con NASpI. Quando uno dei genitori percepisce questa indennità, infatti, non viene considerato titolare di un reddito da lavoro ai fini della maggiorazione. Di conseguenza l’aumento non viene riconosciuto. La situazione cambia nel momento in cui la NASpI termina e il genitore trova un nuovo lavoro, anche part-time o autonomo. Da quel momento la famiglia potrebbe avere diritto alla maggiorazione.
Per non perdere questi soldi è fondamentale verificare due cose. Prima di tutto bisogna avere un ISEE aggiornato, perché eventuali variazioni di reddito o lavoro possono modificare l’importo dell’assegno. Inoltre è importante controllare che la nuova situazione lavorativa sia registrata correttamente nei sistemi dell’INPS. In questo modo non si correrà alcun rischio e l’Assegno Unico verrà percepito nella sua interezza.





