Come richiedere il risarcimento al Comune se si fa un incidente a causa del manto stradale: solo in questo modo si potrà avere ciò che realmente spetta.
Le strade italiane, tra buche, asfalto rovinato e tombini irregolari, possono nascondere diverse insidie. Non è raro che automobilisti, motociclisti, ciclisti o pedoni subiscano cadute o incidenti proprio a causa delle cattive condizioni del manto stradale.

In questi casi molti si chiedono se sia possibile ottenere un risarcimento dal Comune. La risposta è sì, ma non sempre in modo automatico. La legge stabilisce alcune condizioni precise e negli ultimi anni anche la Cassazione è intervenuta più volte per chiarire quando la responsabilità dell’ente pubblico esiste davvero. La regola generale è contenuta nell’articolo 2051 del Codice civile, che disciplina la responsabilità per le cose in custodia. In pratica, chi ha il controllo di un bene deve rispondere dei danni che quel bene può provocare.
Come richiedere risarcimento al Comune in caso di incidente a causa del manto stradale: cosa dice la legge
Nel caso delle strade pubbliche, il custode è l’ente che le gestisce: Comune, Provincia o altro ente locale. Se una buca, del brecciolino o un tombino irregolare causano un incidente, l’amministrazione può quindi essere chiamata a risarcire il danno. La giurisprudenza ha chiarito che questa responsabilità è di tipo oggettivo: il cittadino deve dimostrare che l’incidente è stato causato proprio da quell’insidia, mentre l’ente pubblico può evitare il risarcimento solo dimostrando il cosiddetto caso fortuito.
In altre parole, il Comune deve provare che l’incidente è stato provocato da un evento imprevedibile o dal comportamento imprudente della vittima. Due decisioni della Cassazione del 2026 mostrano bene come funzionano queste regole nella pratica. Nel primo caso, un motociclista era caduto a causa del brecciolino presente sull’asfalto. In appello gli era stata attribuita la colpa perché sulla strada era presente un cartello che segnalava curve pericolose e possibile caduta massi.

La Cassazione ha però ribaltato questo ragionamento. I giudici hanno spiegato che non basta richiamare genericamente la “prudenza”: l’ente deve dimostrare concretamente che il conducente abbia violato le norme del Codice della strada. Senza questa prova, non è possibile attribuire automaticamente la responsabilità all’utente.
Diverso l’esito di un secondo caso riguardante un pedone che sosteneva di essere inciampato in un tombino sporgente. Qui la richiesta di risarcimento è stata respinta perché il danneggiato non è riuscito a dimostrare che la caduta fosse stata causata proprio da quel tombino. La Cassazione ha quindi ribadito un principio fondamentale: senza la prova del collegamento tra l’ostacolo e l’incidente, non può esserci condanna del Comune.
Ecco che quindi, chi subisce un incidente a causa di una strada dissestata deve dimostrare due elementi fondamentali. Il primo riguarda il comportamento. È importante dimostrare di aver agito con prudenza, rispettando le regole della circolazione o camminando con la dovuta attenzione. Il secondo riguarda la prova dell’incidente. Subito dopo la caduta o l’impatto è utile fotografare il punto esatto, documentare la buca o il dislivello, raccogliere eventuali testimonianze e conservare tutti i certificati medici.
Queste prove servono a dimostrare il nesso causale tra l’insidia e il danno subito. Senza questo passaggio, anche in presenza di una strada visibilmente rovinata, ottenere un risarcimento può diventare molto difficile.





