Solitamente si pensa che per vivere a lungo bisogna fare attenzione solo ed esclusivamente all’alimentazione, ma i centenari non la pensano assolutamente così: come fanno loro.
Sebbene il ciclo della vita sia risaputo e conosciuto da tutti, è bene sottolineare che il desiderio comune è quello di vivere più a lungo possibile. Soprattutto se dal punto di vista della salute è tutto sotto controllo e non c’è nessun problema evidente, è naturale desiderare di restare sempre così.
Affinché si riesca a raggiungere un simile obiettivo e, quindi, a vivere più a lungo a possibile, gli esperti consigliano da sempre di adottare uno stile di vita sano, regolare e salutare. Questo, quindi, significa che bisogna fare attenzione a tavola, anche se qualche piccolo peccato di gola lo concedono, e di fare una costante attività fisica. Alcuni recentissimi studi, però, hanno ‘smentito’ una simile teoria ed hanno portato a galla i risultati delle loro analisi.
Nelle famose zone blu del piante, quindi in quei paesi dove si concentra un alto numero di centenari, ci sono persone che hanno un’età abbastanza considerevole e che sono riusciti ad ottenere una vittoria del genere né con l’alimentazione e né tantomeno con lo sport, ma con un altro mezzo che, forse, oggigiorno in molti sottovalutano.
È sempre stato detto che il (vero) motore della vita sono le diverse interazioni sociali e studi come quello di Harvard e le analisi comportamentali dei centenari della Sardegna, Okinawa e Ikaria lo confermano. Per vivere più a lungo possibile, quindi, non c’è assolutamente bisogno di mangiare bene e fare palestra, ma essere sempre in movimento dal punto di vista sociale.
In un’epoca storica dove la tecnologia ha preso il sopravvento e si è persa la voglia di uscire e fare amicizia, per i centenari stare per strada a parlare o, addirittura, intrattenere diversi rapporti personali è il motore della vita. D’altra parte, gli studi lo confermano: chi si ritira molto presto a vita privata assiste ad un indebolimento graduale del sistema immunitario. In questo modo, aumenta la produzione di cortisolo (l’ormone dello stress) e si attivano processi infiammatori cronici che accelerano l’invecchiamento cellulare.
Al contrario, invece, le interazioni sociali hanno la capacità di stimolare l’ossitocina, riducono la pressione arteriosa e migliorano la qualità del sonno. Insomma, da qui si capisce bene perché sarebbe sempre opportuno avere un ruolo attivo nella comunità e non ritirarsi affatto in casa.