Perché perdere il regime forfettario se si può provare questo metodo legale per farlo durare ancora? Funziona anche se si sono superato le soglie previste.
Il regime forfettario continua a essere il faro per migliaia di liberi professionisti italiani, grazie alla sua tassazione agevolata e alla gestione fiscale semplificata. Ma superare la soglia dei 85.000 euro di ricavi o compensi annuali rappresenta sempre un rischio serio: l’esclusione automatica dal regime e il passaggio alla contabilità ordinaria con un’aliquota Irpef più pesante.

Fino a poco tempo fa, anche un singolo errore altrui poteva trasformarsi in un incubo fiscale. Questo è quanto capitato a una professionista della medicina generale, vittima di un’anomalia paradossale: per un errore nella classificazione da parte della propria Azienda Sanitaria Provinciale, la dottoressa era stata registrata come pediatra, ricevendo compensi più elevati di quelli effettivamente dovuti. Il risultato? Superamento del limite di legge e possibile esclusione dal regime forfettario.
L’Agenzia delle Entrate cambia rotta: il surplus per errore non esclude più dal regime forfettario
Inizialmente, la posizione dell’Agenzia delle Entrate sembrava inflessibile. La risposta n. 26 del 10 febbraio 2026 ribadiva che rileva il momento in cui il denaro entra nelle tasche del professionista, senza deroghe: eventuali errori o restituzioni successive non contavano. In pratica, il contribuente poteva subire penalizzazioni anche senza colpa propria.
Ma a marzo 2026 la situazione ha preso una piega diversa. Con la risposta n. 68 del 6 marzo 2026, l’Agenzia ha chiarito che, se il superamento della soglia è dovuto a somme percepite per errore e successivamente restituite, il professionista resta nel regime forfettario. Chi si trova in questa condizione deve essere in grado di dimostrare che l’eccesso di reddito è frutto di una svista contabile di terzi e che ha agito prontamente per restituire il denaro.

Non basta però limitarsi a restituire: occorre segnalare immediatamente l’anomalia al committente e procedere alla restituzione materiale. Nel caso della dottoressa, la comunicazione tempestiva all’ASP e la rettifica delle spettanze hanno rappresentato prove sufficienti della buona fede. Una volta emessa la Certificazione Unica corretta dall’ente responsabile, il professionista può presentare istanza di rimborso agli uffici territoriali competenti.
Questa nuova interpretazione offre finalmente una protezione concreta per i lavoratori autonomi, evitando che errori amministrativi di terzi trasformino un semplice incidente contabile in un serio problema fiscale. Una svolta che mette ordine in una delle regole più rigide del forfettario, garantendo chiarezza e sicurezza anche ai contribuenti più attenti.





