Adesso la banca è obbligata a risarcirti immediatamente se sei vittima di una truffa online: ecco che cosa bisogna sapere e come tutelarsi in questi casi.
Le truffe online sono diventate uno dei rischi più comuni nell’uso quotidiano dei servizi bancari digitali. Con la diffusione dell’home banking, delle app finanziarie e dei pagamenti via internet, anche i cybercriminali hanno affinato le proprie tecniche. Tra queste, il phishing resta una delle più diffuse: un raggiro in cui i truffatori inducono le vittime a inserire le proprie credenziali bancarie su siti falsi che imitano quelli ufficiali degli istituti di credito.

Proprio su questo tema arriva un chiarimento importante dalle istituzioni europee. L’avvocato generale della Corte di giustizia dell’Unione Europea ha infatti espresso un’interpretazione destinata a cambiare il rapporto tra banche e correntisti in caso di truffe online. Secondo questa lettura della normativa europea sui servizi di pagamento, la banca sarebbe obbligata a rimborsare immediatamente il cliente quando avviene un’operazione non autorizzata sul conto. Questo obbligo varrebbe anche nel caso in cui la banca sospetti che il cliente abbia commesso un errore o abbia agito con negligenza.
Truffa online, cosa dice la legge e perché la banca è obbligata a risarcirti immediatamente
La posizione è contenuta nelle conclusioni presentate il 5 marzo nella causa C-70/25, nata in Polonia dopo una truffa online avvenuta tramite un falso link bancario. Il caso riguarda una donna che aveva pubblicato un annuncio su una piattaforma di vendita online. Poco dopo era stata contattata da un presunto acquirente che le aveva inviato un link per completare la transazione. Il collegamento portava però a un sito fraudolento, costruito per sembrare identico alla pagina della banca.
Convinta di trovarsi sul sito ufficiale, la donna ha inserito le proprie credenziali. Il truffatore è così riuscito ad accedere al conto corrente ed effettuare un pagamento non autorizzato. Dopo aver scoperto la frode il giorno successivo, la vittima ha segnalato l’accaduto alla banca e alla polizia, chiedendo la restituzione del denaro. La banca ha però rifiutato il rimborso sostenendo che la cliente avesse agito con grave negligenza. Da qui è nata la causa giudiziaria, che ha portato il tribunale polacco a chiedere alla Corte di giustizia UE come interpretare le norme europee.

Secondo l’interpretazione dell’avvocato generale, la direttiva europea sui servizi di pagamento (PSD2) stabilisce un principio molto chiaro: quando un cliente segnala un’operazione non autorizzata, la banca deve restituire subito l’importo sottratto. L’obiettivo è evitare che la vittima della truffa subisca conseguenze finanziarie immediate, come l’impossibilità di pagare bollette, affitti o rate del mutuo.
L’eventuale responsabilità del cliente verrebbe valutata solo in un secondo momento. In pratica, la banca dovrebbe prima rimborsare il denaro e poi verificare se il correntista abbia violato le regole di sicurezza, ad esempio condividendo dati sensibili o credenziali. Se venisse dimostrato che il cliente ha agito intenzionalmente o con grave negligenza, l’istituto di credito potrebbe chiedere la restituzione della somma già rimborsata, anche attraverso una causa legale.
Esiste una sola eccezione: il rimborso può essere sospeso se la banca ha motivi concreti per sospettare che il cliente stesso sia coinvolto nella frode. In questo caso, però, il sospetto deve essere comunicato formalmente alle autorità competenti. Ecco che quindi, chiunque subisca una truffa online, potrà subito essere rimborsato.





